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Ignora collegamenti di navigazioneHome > Schede approfondimento > La congiura di Babington venerdì 14 dicembre 2018
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La congiura di Babington
Nessun esempio dimostra le potenziali conseguenze della crittoanalisi in modo più drammatico del processo a Maria di Scozia, il cui esito dipese esclusivamente dallo scontro tra i suoi cifratori e i decrittatori di Elisabetta I.
Maria Stuarda Maria fu una delle principali personalità del ‘500: regina di Scozia, regina di Francia e pretendente alla corona inglese, eppure il suo fato fu deciso da un foglio di carta, dal messaggio che recava e dall’esito del tentativo di decifrarlo.
Nel 1567 quando Maria fu sconfitta dagli aristocratici scozzesi di fede protestante, chiese ospitalità a sua cugina Elisabetta I, che invece, accusandola di cospirazione, la trasse in arresto. In realtà Maria rappresentava una minaccia per Elisabetta perché era considerata la vera regina dai cattolici inglesi e in più vantava diritti dinastici sul trono inglese.
Maria fu confinata in una serie di castelli e tenute, ma dopo diciotto anni di prigionia la sua salute peggiorava e cominciava a perdersi d’animo, anche se, finché visse, coltivò la speranza che un giorno sarebbe fuggita e avrebbe assistito all’incoronazione di suo figlio sul trono di Scozia.
Nel frattempo, senza che Maria ne fosse al corrente, a Londra stava prendendo forma un piano per liberarla e al centro della trama c’era il giovane gentiluomo inglese Babington. Il piano ambizioso prevedeva la liberazione della Stuarda, l’uccisione di Elisabetta I e una ribellione alla quale si sarebbe aggiunta un’invasione straniera.
Siccome era necessaria l’approvazione della regina di Scozia, le furono inviati dei messaggi in codice, inserendoli nello zipolo di una botte di birra (una sorta di crittografia + steganografia).
Il corriere però non esitò a fare il doppio gioco e consegnava i messaggi crittografati prima a Lord Walsingham, uno spregiudicato ministro di Elisabetta, e poi alla sovrana in prigione.
L’allora segretario alle cifre era un certo Phelippes, un uomo di bassa statura, di corporatura minuta, con capelli biondo scuri, il volto butterato dal vaiolo, miope e apparentemente sulla trentina. Questi era un maestro della crittoanalisi e decifrò sia la lettera in cui veniva informata la sovrana della cospirazione, sia la risposta affermativa di lei. Lord Walsingham siglò la sua copia del messaggio di risposta con il simbolo Π della forca.
La corrispondenza cifrata di Maria di Scozia dimostra che crittare in modo debole può essere peggio che non crittare. Infatti la regina e Babington si espressero senza perifrasi perché sicuri della cifratura; se i biglietti fossero stati in inglese ordinario c’è da credere che avrebbero alluso ai loro piano con estrema discrezione.
Per primi furono catturati Babington e gli altri cospiratori e subito dopo fu arrestata e processata Maria Stuarda.
Durante l’intero processo Maria fu dignitosa e padrona di sé e la sua difesa consistette soprattutto nel negare ogni forma di coinvolgimento nella congiura.
Ma in aula oltre all’aristocrazia inglese, c’era anche Phelippes e a niente servirono le parole di Maria vista la gravità delle prove a suo carico.
Fu decapitata l’8 febbraio 1587.
Simone Testa - www.monci.it