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L’entrata in Guerra degli Stati Uniti

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Ignora collegamenti di navigazioneHome > Schede approfondimento > L'entrata in guerra degli Stati Uniti venerdì 14 dicembre 2018
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L’entrata in Guerra degli Stati Uniti
La decifrazione di un telegramma tedesco del 17 gennaio 1917 intercettato dagli inglesi spinse gli Stati Uniti ad entrare in guerra e dimostra ancora una volta come la crittoanalisi può influenzare la conduzione di operazioni belliche.
Entrata in guerra degli USA Nei primi due anni della prima guerra mondiale il presidente americano Wilson si era sempre rifiutato di entrare in guerra l fianco degli Alleati, soprattutto perché era fermamente convinto che l’unico modo di mettere fine alla carneficina fosse quello diplomatico con gli Usa come mediatori.
Nel novembre 1916, Berlino aveva nominato ministro degli esteri Zimmermann, un omone dall’aspetto bonario, che dava l’impressione di voler dare inizio ad un’era di distensione. In realtà lavorava per favorire l’incremento dell’impegno bellico del suo paese.
Nel 1915 in seguito all’affondamento da parte di un U-boot tedesco del transatlantico Lusitania, la Germania, al fine di evitare l’entrata in guerra degli Stati Uniti, assicurò che i sommergibili tedeschi sarebbero emersi prima di attaccare.
Tuttavia il 9 gennaio 1917, Zimmermann si riunì con ammiragli e generali tedeschi che, consapevoli della potenza della flotta sottomarina tedesca, decisero di dare una svolta rapida all’esito del conflitto: l’impiego senza restrizioni degli U-boot avrebbe ridotto alla fame la Gran Bretagna e Londra si sarebbe arresa in meno di 6 mesi. In un tempo così breve gli americani non avrebbero fatto in tempo ad organizzare il proprio esercito.
La decisione sarebbe diventata operativa l’1 febbraio.
Per ritardare ulteriormente l’entrata in guerra degli americani, Zimmermann cercò l’alleanza con i messicani e i giapponesi, cercando di persuaderli ad attaccare gli Usa in cambio di sostegno economico e militare.
Pertanto inviò un telegramma cifrato all’ambasciatore tedesco in Messico in cui le intenzioni tedesche erano ben chiare ed esplicite:
Intendiamo iniziare una guerra sottomarina senza restrizioni a partire dal primo febbraio. Tenteremo, nonostante ciò di far restare neutrali gli Stati Uniti. Qualora risultasse impossibile, intendiamo rivolgere al Messico una proposta di alleanza sulle basi seguenti: muovere guerra insieme, ottenere la pace insieme, generoso sostegno finanziario e nostro assenso alla riconquista da parte del Messico dei territori perduti in Texas, Nuovo Messico e Arizona. A lei la definizione dei particolari. …
Il telegramma venne intercettato dagli inglesi e fu portato nella Stanza 40, l’ufficio cifre dell’ammiragliato. La decifrazione fu tutt’altro che semplice, ma dopo qualche ora ne furono ricostruiti alcuni frammenti. Quanto bastava per capire l’importanza cruciale del testo.
Però Sir Hall, il direttore del controspionaggio, decise di non far avere il documento parzialmente tradotto al presidente Wilson sia per le sue implicazioni politiche sia per non far sapere ai tedeschi che gli inglesi stavano intercettando e decifrando le loro comunicazioni.
L’1 febbraio la Germania comunicò ufficialmente al presidente americano la decisione sull’illimitato impiego dei sottomarini.
Il 3 febbraio Wilson annunciò al Congresso che il Paese sarebbe rimasto comunque neutrale.
Il 23 febbraio il segretario di Stato britannico invitò l’ambasciatore americano Page per un colloquio e gli mostrò il documento, che nel frattempo era stato decifrato integralmente. Page definì in seguito quello come “il momento più drammatico della mia vita”.
Wilson vide la “prova eloquente” del piano tedesco, il telegramma fu passato alla stampa . Zimmermann stesso ne rivendicò la paternità, “Non posso negarlo, è vero”; gli inglesi fecero intendere che la fuga di notizie era avvenuta in Messico.
Il 2 Aprile 1917, parlando al Congresso, Wilson affermò: “Consiglio al Congresso di dichiarare che la recente svolta del Governo imperiale in realtà non è niente di meno che una guerra contro il governo e il popolo degli Stati Uniti, e che esso accetta formalmente lo status di belligerante che in tal modo gli era stato imposto”.
Simone Testa - www.monci.it