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Alan Turing

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Ignora collegamenti di navigazioneHome > Schede approfondimento > Alan Turing venerdì 14 dicembre 2018
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Alan Turing
Colossus, il primo computer
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Turing in un suo saggio descriveva una macchina immaginaria destinata a svolgere una particolare funzione matematica o algoritmo, ad esempio la moltiplicazione; i dati in input le venivano immessi attraverso un rotolo perforato e le risposte in output sarebbero uscite anch’esse su carta perforata.
Immaginò di costruire una serie di macchine di questo tipo, battezzate appunto macchine di Turing, ognuna in grado di eseguire un’operazione diversa. Poi immaginò una macchina universale, fatta di macchine di Turing, in grado di eseguire qualsiasi operazione logica.
Turing aveva ideato il calcolatore elettronico a scheda perforata, in pratica la reincarnazione della Macchina delle differenze di Babbage. Anche se Turing si era spinto molto più avanti, dando al calcolo automatizzato una solida base concettuale e dotandolo, in teoria, di una potenza quasi illimitata.
Purtroppo negli anni Trenta la tecnologia necessaria alla realizzazione di qualcosa di simile alla macchina universale non era ancora disponibile, perciò il suo saggio non fu preso in considerazione da scienziati e ingegneri.
Alan Turing era palesemente un genio, ma un genio alla mano, con cui si poteva chiacchierare. Era sempre pronto a spendere tempo e fatica per spiegare le sue idee; non era uno specialista con il paraocchi, al contrario, la sua mente versatile spaziava su un’ampia porzione delle scienze esatte.
Colossus, il primo computer Top
Colossus Oltre alle bombe di Turing, i britannici inventarono Colossus, un altro dispositivo per la decrittografia della cifratura Lorenz, il sistema crittografico usato da Hitler per comunicare con i suoi capi di stato maggiore, simile ad Enigma come principio di funzionamento ma molto più complesso.
Due crittoanalisti di Bletchley scoprirono col tempo il punto debole di Lorenz, ma violare i messaggi in codice richiedeva un lavoro superiore a quello che le bombe potevano fornire, perciò i crittogrammi erano risolti manualmente in tempi così lunghi che spesso vanificavano il duro lavoro.
Alla fine il matematico Max Newman, partendo dal concetto di macchina universale di Turing, progettò una calcolatrice capace di adattarsi a problemi differenti, quello che oggi chiamiamo computer.
Computer a valvole La direzione di Bletchley Park però non credette nel progetto e Newman realizzò Colossus con l’aiuto di un suo amico ingegnere. L’apparecchio era costituito di valvole elettroniche, molto più veloci degli imprecisi interruttori elettromeccanici delle bombe. Tuttavia la sua caratteristica più interessante era legata non alla velocità ma alla programmabilità.
Come tutto ciò che si trovava a Bletchley Park, dopo la guerra Colossus fu distrutto e a coloro che l’avevano usato fu proibito di parlarne: i fogli contenenti l’intero progetto furono distrutti nel locale delle caldaie.
Così lo schema di funzionamento del primo computer andò perduto e il merito di quell’invenzione è stato attribuito a due ricercatori americani che realizzarono l’ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Calculator).
Dopo aver contribuito alla nascita del primo computer, la crittoanalisi continuò nel dopoguerra a migliorare le tecnologie informatiche per la decodifica di ogni tipo di codice. Ma dall’altra parte i crittografi contrattaccarono sfruttando a loro volta le risorse dei calcolatori.
In breve, dopo il 1945 l’informatica è diventata la protagonista tra inventori e solutori di codici.
Simone Testa - www.monci.it