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La crittografia nell'antichità

Antichità
Ignora collegamenti di navigazioneHome > Storia della crittografia > Crittografia nell’antichità venerdì 14 dicembre 2018
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Alcuni dei più antichi esempi di crittografia si trovano nelle Storie di Erodoto nella sua descrizione delle guerre che i greci combatterono contro l’impero persiano nel V secolo a.C. e secondo Erodoto fu proprio l’arte della scrittura segreta a salvare la Grecia da Serse.
Nel 480 a.C. Serse decise di punire Atene e Sparta che si erano rifiutate di inviargli i tributi richiesti per la costruzione di Persepoli, la nuova capitale dell’impero persiano e in gran segreto si preparò ad un attacco a sorpresa.
Un greco in esilio fu testimone dei preparativi e, per amor di patria, decise di fare il possibile per avvisare gli Spartani. Grattò via la cera da un paio di tavolette per scrittura, annotò sul legno le intenzioni di Serse, ricoprì il messaggio con cera nuova e inoltrò il messaggio ai greci. Il risultato fu che gli elleni si prepararono a ricevere il nemico e il 23 settembre 480 a.C., quando la flotta persiana giunse davanti alla baia di Salamina, non aveva dalla sua l’effetto sorpresa e le sue navi furono imbottigliate e sconfitte dalle imbarcazioni più agili dei greci.
La comunicazione segreta basata sull’occultamento del messaggio si chiama steganografia (dal greco: steganos coperto, graphein scrivere).
E’ una forma di steganografia anche la scrittura con i cosiddetti inchiostri simpatici. Nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio insegnava come da un lattice si può ricavare un inchiostro: invisibile una volta asciutto e colorato di marrone se esposto ad un calore moderato. In realtà questo comportamento è legato alla presenza del carbonio e quindi molte sostanze biologiche si comportano in questo modo.
La longevità della steganografia dimostra che essa garantisce una certa sicurezza ma il suo punto debole è evidente: se il latore del messaggio cade in mani nemiche la probabilità che questo sia scoperto è molto alta.
E’ nata perciò in parallelo la crittografia (kryptos nascosto) che non mira a nascondere il messaggio in sé ma il suo significato, rende incomprensibile un testo per mezzo di un algoritmo concordato in precedenza tra mittente e destinatario.
La crittografia può essere a sua volta suddivisa in due tipi, noti come trasposizione e sostituzione.
Scitale spartana Nella trasposizione le lettere del messaggio sono mutate di posto generando un anagramma, ma affinché il testo trasposto sia decrittografabile dal destinatario la ricombinazione deve ubbidire a un criterio fissato. La prima tecnica nota di crittografia militare di questo tipo è la scitale spartana del V secolo a.C. La scitale era un’asticciola di legno sfaccettata intorno alla quale veniva arrotolata una striscia di pelle. Il mittente scriveva il messaggio lungo l’asticciola, quindi svolgeva la striscia che conteneva una serie di lettere apparentemente senza senso, ma che poteva essere camuffata, ad esempio, da cintura.
Per ricostruire il messaggio al destinatario era sufficiente avvolgere la striscia su uno scitale del medesimo diametro.
L’alternativa alla trasposizione è la sostituzione, in cui una lettera è rimpiazzata da un’altra lettera o da un simbolo. Il primo esempio documentato di impiego militare si trova nel De bello gallico di Giulio Cesare. Proprio l’autore racconta del riuscito invio di un messaggio a Cicerone, assediato e sul punto di arrendersi. La cifratura consisteva nell’uso di caratteri dell’alfabeto greco al posto di quelli latini e il recapito è descritto nel seguente modo:
Fu raccomandato al messaggero, se non avesse potuto avvicinarsi, di scagliare un giavellotto con il messaggio fissato sulla punta, oltre la recinzione dell’accampamento… Sentendosi in pericolo il Gallo scagliò il giavellotto come gli era stato ordinato. Per caso esso si conficcò in una torre, e per due giorni nessun nostro soldato lo notò; il terzo giorno fu scorto da un milite, recuperato e consegnato a Cicerone. Egli lesse il messaggio e, passando in rassegna le truppe, annunciò il suo contenuto con gran gioia di tutti.
Cesare ricorreva così spesso alla scrittura in codice che Valerio Probo dedicò ai suoi cifrari un intero trattato che però non ci è pervenuto. Grazie invece a Svetonio e alla sua Vita dei Cesari disponiamo della descrizione precisa di un’altra scrittura segreta per sostituzione usata dal grande condottiero, definita per questo Cifratura di Cesare.
Si tratta del semplice scambio di ogni lettera del messaggio con quella tre posti più avanti nell’alfabeto.
Codifica di Cesare
Sebbene Svetonio, nel caso di Cesare, menzioni solo uno spostamento di tre lettere, in realtà con un alfabeto di 21 lettere come il nostro, gli spostamenti possibili sono 20, mentre le riorganizzazioni possibili sono oltre 5*10^18 (20!).
Qualunque scrittura segreta può essere definita attraverso l’algoritmo di crittatura e la chiave di decrittatura e la sicurezza di un crittosistema non deve dipendere dal tener celato il suo algoritmo, bensì solo dal tener celata la chiave.
Qualunque scrittura segreta può essere definita attraverso l’algoritmo di crittatura e la chiave di decrittatura e la sicurezza di un crittosistema non deve dipendere dal tener celato il suo algoritmo, bensì solo dal tener celata la chiave.
Algoritmo di crittografia
Se un nemico intercetta un messaggio cifrato e scopre che è stato utilizzato il metodo di crittografia per sostituzione che ammette qualunque alfabeto cifrante, per trovare la chiave deve compiere un impresa titanica: anche procedendo al ritmo di una chiave al secondo, per completare il controllo occorrerebbe un tempo di gran lunga superiore all’età dell’universo.
Semplicità e affidabilità sono i pregi grazie ai quali la cifratura per sostituzione dominò la crittografia per tutto il primo millennio della nostra era. Gli inventori di scritture segrete avevano messo a punto un procedimento che garantiva la sicurezza delle comunicazioni e non si sentiva il bisogno di cambiarlo.
Del resto è raro che si arrivi a delle nuove invenzioni e scoperte senza il pungolo della necessità.
Simone Testa - www.monci.it