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Le chiffre indéchiffrable

Le chiffre indéchiffrable
Ignora collegamenti di navigazioneHome > Storia della crittografia > Le chiffre indéchiffrable venerdì 14 dicembre 2018
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Verso la fine del XVI venne escogitata una cifratura nuova e più resistente, detta cifratura di Vigenere, dal momento che la sostituzione monoalfabetica era stata facilmente sconfitta dall’analisi delle frequenze.
Le sue origini risalgono al fiorentino Leon Battista Alberti, che fu pittore, musicista, poeta, filosofo ma che è noto soprattutto come architetto, avendo progettato la prima fontana di Trevi a Roma e avendo dato alle stampe il primo trattato di architettura.
L’idea di Alberti era di usare due o più alfabeti cifranti e di sostituirli durante la cifratura per confondere l’eventuale crittatore. Tuttavia, pur essendosi imbattuto nella più importante scoperta dell’ultimo millennio nel campo delle scritture segrete, egli non riuscì a trasformare la sua idea appena abbozzata in una tecnica ben definita e questo nuovo metodo di crittografia è chiamata di Vigenere in onore di colui che le diede la forma definitiva.
La forza sta nell’utilizzare 26 alfabeti cifranti per crittare un solo messaggio, in cui il primo passo consiste nella stesura della tavola di Vigenere sottoriportata, nella quale la riga numero 1 rappresenta un alfabeto cifrante con uno spostamento di Cesare pari a 1.
A questo punto mittente e destinatario devono concordare una parola chiave, per esempio MONTE. Questo significa che verranno prese in considerazione solo le righe della tavola che iniziano con una delle lettere della chiave e dato che la chiave è composta da 5 lettere, i cinque alfabeti verranno utilizzati alternativamente secondo la loro disposizione nella parola MONTE : prima il 12, poi il 14 ...
Tavola di Vigenere
Il grande vantaggio della cifratura di Vigenere è la sua resistenza all’analisi delle frequenze e il numero delle chiavi praticamente illimitato, ma senza alcun supporto di automazione risultava di non facile utilizzo, pertanto fu ignorata per quasi due secoli. Da qui il nome con cui venne battezzata, ovvero le chiffre indéchiffrable.
Dischi cifranti Fu proprio Leon Battista Alberti a costruire la prima macchina per cifrare, ovvero il prototipo di Enigma. Egli partì da due dischi di rame concentrici, liberi di ruotare attorno ad un perno, sulla circonferenza di ciascuno di essi era riportato un alfabeto. La macchina permetteva facilmente di effettuare cifratura e decrittografia polialfabetica.
Nel ‘700 la crittoanalisi raggiunse un’efficienza degna della rivoluzione industriale, con equipe di specialisti stipendiati dallo Stato e ogni grande potenza europea aveva la sua camera nera, centro nevralgico di decifrazione dei messaggi in codice e di raccolta di informazioni riservate.
La più organizzata, disciplinata e temuta fu la viennese Geheime Kabinettes-Kanzlei, che funzionava in base ad una ferrea tabella di marcia: la corrispondenza per le ambasciate di Vienna era dirottata alla camera nera, trattenuta il tempo necessario alla copiatura e consegnata con asburgica puntualità entro le sette di mattina.
Le copie venivano consegnate per la decifrazione ai crittoanalisti che, seduti nelle loro cabine, calcolavano frequenze, consultavano tabelle e vocabolari e violavano facilmente i codici monoalfabetici. La camera nera viennese divenne anche un mercato di informazioni per i paesi meno attrezzati come la Francia.
Simone Testa - www.monci.it