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L’invenzione della radio

Guglielmo Marconi
Ignora collegamenti di navigazioneHome > Storia della crittografia > L’invenzione della radio venerdì 14 dicembre 2018
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Nel 1894 il fisico italiano Guglielmo Marconi inventò una forma di telecomunicazioni senza fili molto potente: la radio.
L’idea di Marconi sfruttava una proprietà dei circuiti elettrici: in condizioni adatte, un circuito percorso da corrente può emettere onde elettromagnetiche, captabili attraverso un rivelatore posto ad una certa distanza. A poco a poco, con l’uso di antenne, Marconi riuscì ad inviare il segnale sotto forma di impulsi elettro-magnetici fino ad una distanza di 2,5 Km, nasceva così la comunicazione senza fili sostitutiva del telegrafo.
Marconi si occupava anche degli impieghi commerciali della sua invenzione e alla fine superò ogni resistenza quando sfatò il mito secondo il quale le comunicazioni via etere non possono superare l’orizzonte perché le onde elettromagnetiche non possono seguire il raggio di curvatura dell’orizzonte. In realtà riuscì ad inviare un messaggio dalla Gran Bretagna fino ad oltre oceano.
La riuscita dell’impresa risultò scientificamente inspiegata fino al 1924 quando i fisici scoprirono che la ionosfera, uno strato ionizzato di atmosfera terrestre che comincia a 60Km sul livello del mare, riflette le onde radio come uno specchio permettendo loro di rimbalzare verso il suolo.
Ricevitore di Marconi Il metodo usato da Marconi nei suoi primi esperimenti era costituito da due circuiti; un circuito oscillatore (trasmettitore) ed un circuito rivelatore (ricevitore). Questo ricevitore fu ricavato dal perfezionamento delle soluzioni circuitali precedenti: esso infatti era costituito da un detector magnetico collegato con un'antenna ad un apparecchio ricevente ricavato dal telegrafo Morse.
Per la realizzazione di questo sistema Marconi dovette servirsi della corrente alternata, la quale per la sua proprietà di invertire il suo verso milioni di volte al secondo, inviata da un apparecchio trasmettente, riusciva a polarizzare un'antenna atta alla conversione della corrente alternata in onde elettromagnetiche, le quali si propagavano attraverso lo spazio ed i corpi solidi con una velocità prossima a quella della luce (300.000 Km/s).
Queste onde venivano poi captate da un'altra antenna, la quale convertiva gli impulsi elettromagnetici in una corrente che, in seguito ad una amplificazione, veniva captata da un telegrafo Morse. Gli studi intrapresi per arrivare alla trasmissione del suono portarono presto Marconi a sviluppare una nuova tecnica di comunicazione: la Radiofonia.
L’invenzione di Marconi attirò soprattutto l’attenzione dei militari e il fascino della radio come strumento che dava una grande facilità di comunicazione e quindi di intercettazione, fu avvertito molto più chiaramente allo scoppio della prima guerra mondiale.
Ma per la scienza delle scritture segrete, gli anni compresi tra il 1914 e il 1918 non furono un periodo di brillanti scoperte, bensì di ripetuti insuccessi e i più abili crittoanalisti furono i francesi che disponevano della più agguerrita squadra di crittoanalisti di tutta Europa.
Questa era una conseguenza della disfatta francese nel 1871 in seguito alla guerra franco-prussiana. Napoleone III, sperando di rinforzare la sua popolarità, aveva invaso la Prussia nel 1870 senza prevedere l’alleanza tra l’Impero prussiano e gli Stati tedeschi meridionali.
Sotto la guida politica di Bismarck la Prussia aveva sbaragliato le truppe di Napoleone e imposto una pace che comportò alla Francia la perdita dell’Alsazia e della Lorena, nonché l’egemonia sull’Europa occidentale. Da quel momento la Francia era corsa ai ripari dedicandosi alla crittoanalisi come strumento per poter prevedere le mosse degli altri Stati Europei, la neo-unificata Germania sopra tutti.
Simone Testa - www.monci.it