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Bombe su Enigma

Rejewskj
Ignora collegamenti di navigazioneHome > Storia della crittografia > Bombe su Enigma venerdì 14 dicembre 2018
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Dal 1926, col diffondersi di Enigma, i crittoanalisti alleati si arresero; le comunicazioni cifrate tedesche sembravano inviolabili.
La Polonia invece, così vicino alla Germania e alla Russia, era una nazione cui non era permesso rilassarsi e pertanto era affamata di notizie riservate e il suo successo deve essere attribuito a tre fattori: le paura dell’invasione, l’approccio matematico e il contributo dei servizi segreti.
Se la necessità è la madre delle invenzioni, il timore del nemico è probabilmente il padre della crittoanalisi.
Per secoli si era partiti dal presupposto che le persone più adatte a volgere in chiaro una scrittura segreta fossero i conoscitori del linguaggio e delle sue leggi, linguisti e umanisti; ma Enigma era un congegno elettromeccanico e i responsabili del Biuro polacco pensarono che l’intelligenza tecnico-scientifica fosse più adatta a scoprirne i punti deboli. Nacque così una nuova generazione di crittoanalisti.
Infatti fu un matematico timido e occhialuto di nome Rejewski che risolse il problema. Si concentrò sugli aspetti più complicati del congegno di Scherbius, cercò di tradurre in termini numerici ogni aspetto del funzionamento della macchina, controllando gli effetti degli scambiatori e dei collegamenti del pannello a prese multiple.
In sostanza Rejewski aveva drasticamente semplificato l’identificazione della chiave giornaliera, separando il problema del pannello a prese multiple da quello dell’assetto degli scambiatori. Da solo nessuno dei due era insolubile e l’identificazione della chiave giornaliera era realizzabile in poche ore. Le comunicazioni tedesche diventarono trasparenti.
In seguito Rejewski decise di automatizzare il procedimento e realizzò un congegno, in pratica un adattamento di Enigma, in grado di cercare automaticamente i giusti assetti egli scambiatori. Poiché gli scambiatori potevano essere permutati tra loro in 6 posizioni diverse, furono necessarie 6 macchine di Rejewski che lavoravano in parallelo chiamate in gergo bombe, soprannome che derivava dal ticchettio che emettevano durante il loro lavoro.
Nel frattempo però i tedeschi portarono gli scambiatori da 3 a 5, aumentarono i cavi del pannello e il Biuro polacco non disponeva dei finanziamenti necessari per costruire delle bombe adeguate. Fu così che i polacchi regalarono il loro know-how a inglesi e francesi pur di non farlo cadere in mano nemica.
Il 1 settembre 1939 Hitler invase la Polonia con lo spirito del Blitzkrieg: rapidità nell’attaccare, rapidità nel comunicare.
Simone Testa - www.monci.it