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La cifratura di Cesare

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Ignora collegamenti di navigazioneHome > L'automazione della sicurezza > La crittografia nell’antichità > La cifratura di Cesare venerdì 14 dicembre 2018
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La segretezza delle comunicazioni a livello militare e politico è stata sin dall’antichità un requisito fondamentale di coloro che stavano al potere e spesso ha determinato l’esito di battaglie e complotti.
Il primo esempio documentato di impiego militare si trova nel De bello gallico di Giulio Cesare e proprio grazie a Svetonio e alla sua Vita dei Cesari disponiamo della descrizione precisa di una scrittura segreta per sostituzione usata spesso dal grande condottiero, definita per questo Cifratura di Cesare o sostituzione monoalfabetica.
Si tratta del semplice scambio di ogni lettera del messaggio con quella tre posti più avanti nell’alfabeto. In questo caso l’algoritmo usato è abbastanza semplice da svelare, ma più che sufficiente ad impedire ai sottoposti di curiosare nei documenti. Inoltre i messaggi venivano recapitati tramite un messaggero ed erano appannaggio solo di politici e militari. Quindi per effettuare un’intercettazione bisognava prima catturare o corrompere il latore e poi decifrare in tempo utile il contenuto: tutto sommato il metodo di Cesare, migliorato negli anni a venire con piccoli accorgimenti, era più che sufficiente per lo scopo.
In realtà con un alfabeto di 21 lettere come il nostro, gli spostamenti possibili sono 20, mentre le riorganizzazioni possibili sono oltre 5*10^18 (20!) e se un nemico intercettava un messaggio cifrato in questo modo, per trovare la chiave doveva compiere un’impresa titanica: anche procedendo al ritmo di un tentativo al secondo, per completare il controllo gli sarebbe occorso un tempo di gran lunga superiore all’età dell’universo.
Simone Testa - www.monci.it