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Tubo di Roentgen tipo "focus"

I raggi X furono scoperti casualmente da Roentgen (1895) nel corso di esperienze con i tubi di Crookes.

La natura di questa radiazione, originata dagli urti dei raggi catodici sull'anodo, fu oggetto di lunga controversia ed il nome di raggi X le rimase anche dopo che se ne chiari l'essenza.

Per la generazione dei raggi X si ricorre al tubo di Roentgen.

Per ottenere effetti localizzati ed intensi è conveniente far partire i raggi di Roentgen da un punto e non da una larga superficie. Per questo si da al catodo del tubo (di Crookes) la forma di uno specchio concavo.

I raggi catodici convergono nel fuoco dove viene collocata una lamina metallica, detta anticatodo, che colpita dagli elettroni produce i raggi X.

Per questo motivo il tubo prende il nome di "focus".

Oltre l'anticatodo si trova il catodo vero e proprio che di solito è collegato all'anticatodo con un conduttore metallico.

Un tubo di vetro, turato a mezzo di fusione e ricoperto da un tubo di gomma, era collegato in origine ad una pompa pneumatica per produrre il vuoto nel tubo focus.

Dalla parte opposta si trova il regolatore di vuoto che si basa sul fatto che all'incandescenza rossa il palladio diventa permeabile all'idrogeno.

Perciò saldato nel vetro del tubo vi è un cannellino chiuso di palladio.

Se il tubo focus è diventato troppo duro (cioè se il vuoto è troppo spinto), si riscalda il cannellino di palladio per cui un po' d'idrogeno entrerà all'interno del tubo, rendendolo meno duro.

Questo procedimento è chiamato "la regolazione osmotica del vuoto".
 
Bibliografia
O. Murani, "Trattato elementare di fisica", voi. 2, U. Hoepli, Milano, 1924, pp. 999-1000.
L. Graetz, "L'elettricità e le sue applicazioni", F. Vallardi, Milano, 1924, pp. 305-307

Tubo di Roentgen

Si tratta di un i tubo di Roentgen, infilato in un supporto di legno per mezzo del sottile condotto che deve essere collegato alla pompa a mercurio di Gaede.

Alle due estremità del lungo tubo cilindrico si trovano l'anodo ed il catodo; nel centro del globo è situato l'anticatodo.
 
Bibliografia
E. Leybold's Nachfolger, "Catalogue pour l'Enseignement de la Physique", Cologne, 1910 circa, p. 115

Tubo di Roentgen su un supporto di legno

1910 circa dimensioni (incluso il supporto): 30x15x48

Si tratta di un tubo a vuoto fissato su due colonne di legno poggianti su un'ampia base di legno.

Il globo sferoidale porta tre elettrodi: il catodo di alluminio, di forma concava, l'anodo, pure di alluminio, e l'anticatodo, disposto davanti al catodo ed inclinato di 45° rispetto alla perpendicolare uscente dal centro del catodo.

L'anticatodo si compone di una grossa testa metallica con una lamina di platino (o di tungsteno).

Un tubo di ferro, fissato sul collo dell'anticatodo stesso e rivestito di vetro, impedisce all'anticatodo di arrivare all'incandescenza troppo rapidamente, specialmente se il tubo deve lavorare con interruttori di Wehnelt.

L'anodo e l'anticatodo sono collegati metallicamente per evitare differenze di potenziale, pericolose per il tubo, tra due punti assai vicini.

Il tubo presenta superiormente un regolatore di vuoto contenuto dentro una piccola ampolla comunicante con il tubo stesso e collegato a due elettrodi. 

Il rigeneratore sprigionando gas con delle scariche elettriche ripristinava facilmente le condizioni di lavoro quando, col prolungato funzionamento, il vuoto diventava troppo spinto ed il tubo meno efficace.

 
Bibliografia
W.K. Rontgen, "On a new forra of radiation", Electridan (London), 36, pp. 415-417 e 850-851, 1896
L. Graetz, "L'elettricità e le sue applicazioni", F. Vallardi, Milano, 1921, pp. 303-344.
R. W. Stewart, "The higher text-book of Magnetism and Electricity", University Tutorial Press, London, 1904, p. 187.
 

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Aggiornato il: 13-03-06