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Due pile di Zamboni

primi del '900 dimensioni: ° 4, h 37; ° 3, h 26

La pila a secco a colonna inventata da Giuseppe Zamboni nel 1812 era originariamente costituita da numerosi dischi di carta argentata e dorata sovrapposti alternativamente.

Alle due estremitÓ della pila si trovano le armature (o i serrafili) di contatto.

Nella pila di Zamboni il feltro imbevuto di una soluzione acida, presente nell'elemento voltaico, Ŕ sostituito dalla carta che in qualche modo trattiene sempre un po' dell'umiditÓ presente nell'atmosfera.

Con una pila di questo tipo, in cui sono presenti qualche migliaio di coppie di dischetti, si possono raggiungere forze elettromotrici dell'ordine del centinaio di volt, ma correnti piuttosto deboli.

Per questo motivo la pila Zamboni veniva usata sovente per dare la carica negli elettrometri, per esempio nell'elettrometro di Bohnenberger.

Nel nostro caso le pile Zamboni sono formate da dischetti di carta, argentata o stagnata da una parte, infilati su un'asta di ebanite, sulla quale si avvitano le due armature estreme.

Sull'altra parte dei dischetti Ŕ fatta aderire della finissima polvere di perossido di manganese (Mn O2).

Ciascun dischetto corrisponde ad una coppia: il polo positivo Ŕ dalla parte del perossido, il negativo dalla parte dello stagno.

La resistenza della pila Ŕ enorme.

Un disco di alluminio, parallelo alle coppie, divide una pila in due parti uguali; essa serviva al tempo stesso a fissarla nel suo astuccio metallico (andato perduto).
 

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Aggiornato il: 13-03-06